Che, voglio dire, non è poi una grande novità per una che succhia e assorbe le atmosfere del mondo e capta i fulmini nel cielo lassù.
Le sopracciglia si inarcano e si fanno strette strette, insieme alle nuvole, cupe come cumuli di ovatta grigia sulla testa. Gli occhi si spengono, le labbra si increspano in un broncio rassegnato.
Stanchezza. Desiderio di riscatto e ribellione soffocata. E perciò dirompente in profondità.
I cicli. Le cose che cambiano, ma in fondo sono sempre uguali a se stesse.
Non siamo impermeabili, nessuno lo è.
E il mio ombrellino contro i fulmini e la grandine che mi piombano addosso, qui dentro, è pieno di buchi, fa acqua da tutte le parti.
Sospetto che dovrò tenermelo, è l’unico che ho. Ma non ripara e non protegge.
Cambiare aria potrebbe essere l’unica, salvifica soluzione.
