
C'è che parto.
Parto.
Partoooooooooooooo.
E tanti saluti.
Mangiare, dormire, guardare il cielo e il mare e l'erba verde e fare all'ammmmore.
E ancora guardare e osservare e scoprire luoghi insoliti.
I luoghi della mente, sia chiaro, quelli che mai prima erano stati esplorati.
I cambiamenti, quelli veri, poche volte sono evidenti. Molto più spesso, passano inosservati...ma sono, invece, profondi e radicali.
In questi giorni di calma apparente, è in atto una rivoluzione.
Il mondo si ribalta e io sorrido. E vado in vacanza.
Ciao ciao.
Capita che non scrivi per un po’, perché la vita scorre così velocemente da non lasciare spazio per il pensiero lento e profondo, quello lascia il sedimento in fondo, quando le acque sono ferme da un po’.
Ma oggi è un giorno di quelli, in cui finalmente ci si può guardare dentro. La boccia di cristallo è limpida, il sedimento, sul fondo è (quasi) immobile come sabbia dorata.
E tu. Mi hai travolto.
Prima però, mi avevi abbracciato. E lo fai, ancora e sempre, con la stessa calda intensità.
E hai scaldato, ammorbidito, sciolto, blocchi di granito che abitavano in me. Polverizzati.
E adesso mi dici “cose”. Cose che mai più avrei immaginato di sentire. Cose che però tutte le orecchie vorrebbero sentire e che accarezzano l‘anima.
E fai progetti. E nel mio castello solitario, adesso, siamo in due. Domani chissà, saremo di più…
E corri, la faccia nel vento. E non hai paura.
E vivi, come se il nostro castello, nel vento e nella pioggia, fosse una fortezza, la più bella e la più preziosa. Indistruttibile.
E mi chiami per nome.
E ridi. E un attimo dopo mi guardi con due occhi grandi e profondi e del colore di mari lontani che somigliano al Paradiso.
E mi chiedi perché. Perché non premere col piede sull’acceleratore. Perché non bruciare quello che è già rovente. Perché non lasciare che i fatti seguano le parole che così naturalmente, sono cadute dalla nostra bocca. Ma erano gemme preziose, non semplici parole.
Mi chiedi di dare un nome e un sigillo a questo nodo tra me e te.
Non aver paura se i miei occhi, all’improvviso, si fanno grandi e liquidi. Se all’improvviso il guscio si richiude su di sé.
È soltanto un brivido. E vorrei che non finisse mai. Un brivido infinito e dolce.