Che, voglio dire, non è poi una grande novità per una che succhia e assorbe le atmosfere del mondo e capta i fulmini nel cielo lassù.
Le sopracciglia si inarcano e si fanno strette strette, insieme alle nuvole, cupe come cumuli di ovatta grigia sulla testa. Gli occhi si spengono, le labbra si increspano in un broncio rassegnato.
Stanchezza. Desiderio di riscatto e ribellione soffocata. E perciò dirompente in profondità.
I cicli. Le cose che cambiano, ma in fondo sono sempre uguali a se stesse.
Non siamo impermeabili, nessuno lo è.
E il mio ombrellino contro i fulmini e la grandine che mi piombano addosso, qui dentro, è pieno di buchi, fa acqua da tutte le parti.
Sospetto che dovrò tenermelo, è l’unico che ho. Ma non ripara e non protegge.
Cambiare aria potrebbe essere l’unica, salvifica soluzione.
Prevedibile partenza di pippone, di cui si spera di arginare gli effetti.
Sensazione di copione che si ripete sempre uguale a se stesso.
Paura mista a dolce consapevolezza dei propri sentimenti.
Esigenza di uscire fuori dai soliti schemi, non replicare gli errori del passato, trovare altre vie, altri mezzi, altre parole. Per presevare e proteggere il bellissimo bocciolo del sentimento che sta nascendo.
Brucio brucio brucio e provo a fare capolino nella realtà dopo settimane di apnea, vissuta senza pensare, divorando ogni istante come fosse l'ultimo e col fuoco addosso.
Arriva la risacca, la calma, la pace. E ne ho paura, più ancora della tempesta.
La calma mi allarma, più ancora del disordine.
E se fosse invece...l'equilibrio? Questo sconosciuto, che vado rincorrendo, scapigliata e in corsa, da sempre.