e io non ho aggiornato.

Mi è stata recapitata proprio adesso una valigia piena di terrore e spavento.
Anzi no, forse si tratta di una borsa, anzi, direi piuttosto che somiglia di più ad una pochette o ad un portamonete o che so, ad una scatolina portapillole da borsa. Però c'è. E contiene la dannata, incontenibile quanto immotivata paura che la magia di questo momento improvvisamente finisca, che le illusioni svaniscano, che la bellezza e la poesia di questi giorni si trasformino in incubi notturni e giornate di lacrime senza fine.
I miei 5 minuti di panico sono spaventevoli e durano da circa mezz'ora ormai e l'unico modo che conosco per provare a combatterlo, 'sto maledetto, è scrivere qui, su queste pagine, che pagine non sono. E riversarlo qui dentro prima che mi soffochi alla gola, risalendo dallo stomaco.
"Hai una ragione, un appiglio, un motivo banale, una frase distratta, soltanto sussurrata, che ti fanno pensare che un'eventualità del genere sia in fondo...possibile?"
"No. Ma statistiche sì, ce ne sono eccome. E parlano di improvvisi, repentini, imponderabili, imprevedibili e sorprendenti cambi di rotta, voltafaccia, fughe, sparizioni, bugie, lacrime e in fondo a tutte, la solita rabbia, la solita paura. L'inevitabile chiusura."
Nel mio caso, che sono fatta tutta storta, e non conosco l'equilibrio che abita nelle cose belle, ma scalpito sempre in vista del prossimo e più lontano equilibrio, mi accorgo dell'amore solo quando questo è accompagnato dal senso della perdita.
L'amore (o quanto di più simile ad esso) e la paura di perderlo sono un'unico sentimento. Due elementi ben distinti e però fusi insieme. Un cocktail micidiale, una formula infernale e talvolta distruttiva.
Scrivo qui e così esorcizzo questa diabolica unione e attendo che i miei 5 minuti di panico vadano via, si allontanino, così come sono arrivati. Era una valigia, adesso è un portapillole.
E va via. Puf.