LIFE IS not EASY at all

ovvero: il manifesto del fanca-cinismo
mercoledì, 25 febbraio 2009

Let the sun shine in

Questo timido sole, questa luce, questo mattino di una insolita bellezza, li dedico a Sandraus.

Perchè sì. Perchè mi va.

[E perchè il titolo, in fondo, parla un po' da sè  ]

 Hair - The Musical (1968)

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categorie: dedicated to, all my music so far
mercoledì, 25 febbraio 2009

Quando smetti di agitare le braccine

Finalmente tutto intorno si fa più calmo. Le onde, così potenti, che soffocavano, adesso lasciano il posto ad un mare sereno, così calmo e dolce e accogliente.

Semplicemente smettendo di dare calci impetuosi e forsennati all'acqua che ti avvolge.

E' come dare un potente sedativo ai sentimenti, alle emozioni. Direi anche alle pulsioni più forti, quelle di pancia.

Improvvisamente, le anestetizzi e puf.

E' vero, il paesaggio intorno si fa magicamente tranquillo, toni pastello e suoni attutiti, ovattati. Però dentro, senti che stai morendo un po'.

E' così che, infine, ci si secca, come una pianta senz'acqua, lentamente, progressivamente e in silenzio.

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categorie: a ruota libera, in blue
venerdì, 20 febbraio 2009

Punti fermi - atto II

Ho bisogno di un sognatore, giacchè di cinismo in casa ce ne è già troppo.

Basto io.

Lei cinica - lui sognatore e col sorriso tranquillo e contagioso.

[Temo che continui ad essere decisamente troppo per questo sporco mondo.]

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categorie: questo sporco mondo, aria di cazzeggio
giovedì, 19 febbraio 2009

Si tu si' strunz', nunn'è mia la colpa.

E questa la dedico a te, che hai la sensibilità di una panca per addominali.

A te, che hai la lungimiranza di una talpa.

Onestamente, neanche mi interessa. Ho mollato, e ora, vai pure a ruota libera! Ma sì, passami pure addosso col rullo compressore, gettami pure addosso quintali di fango putrido e molliccio (e non dico altro, che signora), non farò neanche una piega: sono ricoperta da uno strato di plastica cerata, io e tutto mi scivola addosso. Et voilà!

Solo, ti vorrei ringraziare, perchè se oggi sento che gli angoli della bocca volgono un po' al basso, è anche  merito tuo.

Il rospo n. 457 è stato ingoiato. E non ha un buon sapore, giuro.

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categorie: a ruota libera, veleno
martedì, 17 febbraio 2009

Col gatto in testa - io

Oroscopo del giorno 17/02/2009 - Cancro

Voi e i gatti siete sulla stessa lunghezza d'onda, anche il glifo del vostro segno assomiglia a un felino che si arrotola su se stesso, e come questo nobile animale adorate i luoghi confortevoli della casa, letti, poltrone e divani, dove gustare sonnellini fantastici, sognando la California!

[ http://oroscopo.seidimoda.repubblica.it/oroscopo_giorno.php?segno=cancro&rephpsbdx]

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categorie: aria di cazzeggio
martedì, 17 febbraio 2009

Punti fermi

Mi piacciono gli omoni con le vocione che quando gli parli, ti guardano negli occhi e ti dicono: "Dimmi".

Vale anche per telefono: "Dimmi". Detto col vocione profondo.

Uhmmmmm.

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categorie: aria di cazzeggio
venerdì, 13 febbraio 2009

Questa è la verità

Ho bisogno di sentirmi parte di un tutto.

Ho bisogno di sentirmi utile, ma anche dilettevole.

Ho bisogno di sentirmi serena e a momenti felice. Non depressa e a momenti aggressiva al limite del civile.

Ho bisogno di stima&calore: mi stuzzicano la creatività. E di leggera pressione. Produco produco produco.

Ho bisogno di ambienti vivaci, rapporti veloci. Non di ansia, tensione, elettricità ad alto voltaggio. Produco solo una marea di errori. E somma frustrazione. Creatività 0 (zero).

Ho bisogno di pace, non di guerra.

Ho bisogno di parlare, è mio sacrosanto diritto. Non di tacere e, al più, rivendicare ogni momento ciò che è già mio. Da un pezzo, da sempre.

Ho bisogno di identificarmi nella persona che sono, perché è esattamente così che volevo essere. Nulla più, qualcosina in meno (forse).

Ho bisogno di vivere e lavorare. Non di lavorare e (forse, se avanza tempo) vivere.

Ho bisogno di emozioni. E non di pallidi surrogati o ricordi consumati.

Ho bisogno di tempo e lucidità. Non di fretta e confusione. Né di nebbia, ma di luce.

Ho bisogno di guardare le strade di questa città con la stessa passione con cui lo facevo fino a poco tempo prima di tornare a viverci. Intanto, ho bisogno di guardarle. Non di immaginarle.

Ho bisogno di un ricco presente e di tanto futuro. Non di passato.

 

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categorie: a ruota libera
giovedì, 12 febbraio 2009

Dammi una lametta che mi taglio le vene

Oggi sono stata così apostrofata:

“Ahò, nun se direbbe che te magni er minestrone!”

Io, per tutta risposta, mi sono scofanata circa 7 metri quadri di pizza.

Ma non finisce qui. Mi è stato altresì detto che forse il mio culo è di dimensioni, ahimè, considerevoli.

Ne ero consapevole, ho incassato e in mia difesa ho anche sostenuto la tesi che andrò di seguito ad enunciare:
“Dipende da come lo porti, il culo. Se tu ne vai fiera (e io modestamente …NE ANDAI), il suddetto c’ha il suo maledetto perché. Se tu non ne vai fiera, si vede (e ti deprime).

La chiappa generosa va portata con orgoglio. Non è da tutti, eh!”

Ragazzi, mi sento così fiera che mi catapulterei dalla finestra (sperando di passarci…)

Augh.

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categorie: all my music so far, aria di cazzeggio
lunedì, 09 febbraio 2009

Funzionalità sospese

Se esistesse una modalità “stand-by” per gli esseri umani, io adesso è così che mi sentirei. In modalità stand-by.

Vi prego di capirmi, ora: non mi è possibile andare avanti. Mi risulta difficile, in ogni caso, tornare indietro. Mi trovo pertanto a metà del guado. E non è una bella sensazione, ma è meglio di sentirsi inutile o, peggio, tristemente sfruttata. Adesso mi sento tristemente sospesa, ma forse è meglio che sentirsi profondamente offesa e maledettamente incazzata.

Il bello dei puntini sospensivi è che ti danno il dovuto e necessario distacco che ti garantisce la sopravvivenza. Magari opportunistica, magari grigia, ma almeno non brucia e non fa male.

Perciò: led rosso acceso, sulla modalità stand-by.

Vi è però un altro fronte di sana e vivace preoccupazione: e questo fronte si chiama PECCATO. Peccato, no-buono, non si fa e non si pensa.

Ci deve essere sempre e comunque un benedetto consulente dal nome altisonante (che non rivelerò, ma porcazozza è sempre lo stesso), alto e bello come un Dio greco, che guarda caso sbatte gli occhioni come Bambi, insidiando i mie pensieri? I miei pensieri sono settati su altro, come si diceva poc’anzi e non ammettono giammai distrazioni. Tantomeno se trattasi di pericolose distrazioni.

Sei bello come un Dio greco, sbatti pure gli occhioni come Bambi, sei gentile, educato e profumato, ma ahimè, c’hai prole, anzi, per dirla tutta, hai già più volte prolificato. Ti prego, per favore, tieni pure le tue belle manone lontano da me. Anzi guarda, facciamo così: sentiamoci per telefono va’, solo per telefono e nulla più.

No, non attacca cocco. Il telefono personale non vale. E manco la mail.

Freddo,asettico, purissimo rapporto di (triste) lavoro.

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categorie: a ruota libera
venerdì, 06 febbraio 2009

Quelle col culo piatto

No, dico, l’esperienza di uno spogliatoio femminile in una palestra qualunque, di una città qualunque può essere davvero edificante. Caso volle, poi, che la palestra alla quale sto donando allegramente una parte consistente del mio sudato stipendio fosse anche una super-mega-palestra psichedelica, pare ‘na discoteca.

Vabbè, poco male, ma anche la fauna locale in questo caso c’ha il suo dannato perché.

Ma dicevamo: lo spogliatoio. C’è quella che con le “pudenda” all’aria e beatamente si spalma di crema in ogni dove; ogni più remoto anfratto del suo corpo è unto, manco fosse un pollo da arrostire. Nella fattispecie, una signorina di codeste mi aveva particolarmente colpito perché era vizza come una prugna secca, con due tettine grandi come due limoni andati a male. E si spalmava, si spalmava…vabbè.

Poi c’è quella un po’ zozzetta, disordinata e puzzolina. Me ne tengo alla larga, normalmente.

Poi c’è la panterona, vestita d’assalto anche per andare in sala pesi.

Forse proprio per andare in sala pesi (Santi Numi, non ci avevo pensato – da prendere in considerazione).

Poi c’è la culona impenitente, che suda suda suda e non butta giù un etto.

Quindi troviamo la pigra, che mette a posto la sua dannata coscienza e fugge via al termine di ogni faticosa lezione e così sia (eccomi, in persona).

C’è poi la tettona debordante, la secca “urticante” ed infine, udite, udite, quella col culo piatto. E questa è la categoria che più mi dà da pensare. Visto che il mio è tutt’altro che piatto, mi capita di interrogarmi su tali sconcertanti diversità.

La donna dal culo piatto, normalmente indossa jeans che non si bloccano all’altezza dello stesso, per ovvie ragioni, ma cedono con disinvoltura al richiamo della gravità e..pendono. si lasciano cadere dai fianchi, donando quell’aria trasandata e impenitente che fa tanto figa_ma_scusate_non_lo_faccio_apposta.

O in alternativa, indossano jeans attillatissimi, che tanto stanno su che è una bellezza perché di protuberanze non ne incontrano, ecco. Sempre ammesso che la coscia sia secca, anch’essa, altrimenti l’effetto colonna dorica è comunque assicurato. E siamo di nuovo punto e a capo.

Oppure, come capita sovente bazzicando le palestre,le donne col culo piatto indossano tute larghe dalle quali si intravede un bacino che fa scopa col suddetto, donando alla stessa quell’aria da “vengo in palestra ma solo perché voglio essere più figa di quello che comunque sono. E in ogni caso mi sbatto un bel po’ e sudo più di te”.

A loro dal culo piatto si perdona anche un po’ di muso lungo, un bel broncetto capriccioso, una malcelata insofferenza.

A noi col culo notevole (nel senso che si nota, vivaddio), perchè prominente, no. Noi siamo le donne che “per carità, sei mediterranea”, e QUINDI, ti piace mangiare, ti piace cucinare, ti piace fare all’ammmore. Sei morbida, accogliente e QUINDI, vuoi mai essere nervosa insofferente e incazzata come una pantera? No, della pantera solo le movenze languide e sinuose. Ecco.

Mi tengo il mio mediterraneo e ingombrante. (anche perché di scelta non ne ho).

Adiòs.

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categorie: aria di cazzeggio