Ogni volta che la ascolto, mi rimbalza violenta sulla faccia e nelle orecchie, diritta fino al cuore.
Era il simbolo del mio amore assoluto (il nostro), il tempio delle nostre cose preziose, l'inno, il manifesto, l'unico. The one, and only song.
Ed è per questo, che ogni volta che la ascolto, qualcosa dentro si muove e non è inusuale, se qualche lacrima viene giù. [Anche nel petto dei cinici batte un cuore, o forse più d'uno, chi lo sa...]
One - U2 (1992)
..............
Did I ask too much
More than a lot
You gave me nothing
Now it's all I got
We're one
But we're not the same
Well we
Hurt each other
Then we do it again
You say
Love is a temple
Love a higher law
Love is a temple
Love the higher law
You ask me to enter
But then you make me crawl
And I can't be holding on
To what you got
When all you got is hurt
.................
Ogni volta.

Happy Birthday
Picolyns!!!
Piacere e compiacere è un mestiere difficile.
Diventa un ricatto, se portato alle estreme conseguenze. Ti costringe a rinunciare a te stesso per non dover rinunciare all'altro, agli altri. Ma ci vuole un po' per capirlo. Nel frattempo, si fanno tante cose, tra cui, appunto, fare sforzi sovrumani per corrispondere a modelli che spesso sono molto lontani dalla propria natura. I tanti mondi che ci abitano dentro arrivano a fare a cazzotti tra loro. Estrema confusione. In definitiva, il trasformismo del camaleonte non fa per me. Le identità costruite a tavolino mi spaventano.
La semplice speculazione filosofica (leggasi: l'aria fritta, ma messa giù bene per cui sembra "poesia") non mi interessa. [I lunghi tragitti in auto, da sola e con la musica nelle orecchie, generano anche questi pensieri] Non mi interessa. Punto. Se scrivo è solo perchè non posso farne a meno, proprio non posso. C'è qualcosa dentro che spinge per uscire, che viene fuori con prepotenza e se non lo fa rischia di scoppiare. Le cose vanno così come devono andare, inutile bloccarne il flusso.
Nel frattempo si dà nutrimento alla pianta. I libri, la musica, le passioni. Sempre insieme.
Oggi è poi la giornata dei piccoli rimpianti. Avrei potuto, avrei dovuto, avrei fatto meglio. Sono la regina del passato che ritorna e che, sebbene passato, non si sa come, rimane sempre maledettamente nell'aria come un fantasma, una presenza sottile, ma non meno reale. Il passato ritorna quando il presente non travolge. E in questo caso, non travolge. Ho bisogno di nutrire questo mio sentimento, che invece si riempie da un po' solo di colori tenui, delicati, sfumati. E io, invece, sono quella dei colori forti, delle tinte decise. Le tinte pastello mi annoiano, dopo un po', le reazioni tiepide, misurate, mi deludono, l'approccio razionale mi spegne, il lento scorrere delle cose, mi sfianca. Sono destinata all'eterna insoddisfazione. Prenderei la vita a morsi, ho una curiosità famelica per le cose e poi mi ritrovo a sguazzare in questi pantani.
Dire "voglio", "non voglio", "mi piace", "non mi piace", è l'esercizio della propria identità ed è necessario. Conviene imparare a lavorarci su. Non farlo, è come soffocare un colpo di tosse in un cuscino, per non essere sentiti. Non serve. La tosse rimane. E fa male, forse di più, perchè se soffocata, brucia dentro.
Se le cose mi bruciano dentro, stavolta, non è colpa mia.
Black and Gold - Sam Sparro (2008)
...
’cause if you’re not really here
then the stars don’t even matter
now I’m filled to the top with fear
but it’s all just a bunch of matter
’cause if you’re not really here
then i don’t want to be either
i wanna be next to you
black and gold
black and gold
black and gold
i looked up into the gray sky
and see a thousand eyes staring back
and all around these golden beacons
i see nothing but black...
....
E mo mi attacco.
[Potrei sputare veleno corrosivo, adesso.]
Quanto devo essere cinica per accettare tutto questo?
E’ vero, l’Altissimo è molto educato, è gentile, ma sta commettendo qualche piccolo errore “strategico” e la iena che è in me lo nota e probabilmente ne soffre, sperando di punirlo per questo. O forse, non si tratta di errori ma di mosse volute, calcolate. Per generare scompiglio o forse, con più probabilità, per ottenere devozione non da un solo cavallo da corsa, ma da due, affinché trascinino il carretto fino alla fine, fino allo sfinimento.
La competizione è un brutto affare; sana, finché leale e costruttiva. Spietata, se un po’ insana e costruita su basi che sanno poco di normale attività lavorativa, ma piuttosto di legami che vanno oltre.
Ora, io non voglio dire che spero che lui mi chiami nottetempo o di sabato o peggio ancora di domenica. Io non sarei “così” disponibile. E non voglio essere messa in condizione di dire di no. (“no, scusa, non posso… sai, ho la sagra del porcello, non posso mancare…”). Tuttavia, credo che dovrò aspettare ed avere pazienza e una santa dedizione al lavoro e nulla più, per non cadere nelle trappole che incontro qua e là.
Io sono un soggetto un po’ umorale e un po’ “streghetta” se vogliamo: leggo tra le righe, percepisco le sfumature, colgo il detto e il non detto. Da sempre. Pro e contro, per carità. Ma stavolta devo essere fredda, osservare, non lasciarmi coinvolgere, dacché si tratta di lavoro. E punto.
I buoni propositi del lunedì mattina.
Non ho resistito, infine ho “sbragato” i miei buoni propositi di qualche giorno fa: a distanza di sole 2 settimane dal mio primo giorno di lavoro nella Capitale, mi ritrovo già a rubare minuti preziosi al mio prezioso lavoro per scrivere su questo dannatissimo blog rosa, solo perché questo bisogno di scrivere è incontenibile. Come la pipì.
Che dire, mi piace questo carattere di Word2007 che si chiama “Calibri” e mi fa pensare a un uccellino. Mi piace la mia nuova postazione, nuova di pacca e accessoriata come quella dell’Altissimo. Mi piace l’Altissimo e ho deciso che lo chiamerò così, sebbene così alto lui non sia…
Ma ha occhi verdi e ciglia sorprendentemente lunghe; non è altissimo, ma quest’uomo hai suoi dettagli, degni di nota. Detto questo, io, che sarei la sua ombra, il suo alter ego in gonnella, un “se stesso” di sesso opposto, non dovrei star qui a notare i suoi dettagli fisici, ma ad elogiare (o viceversa demolire) le sue doti di Boss. Che pure sono da annoverare: posso ben dire, a distanza di alcuni giorni dal giorno in cui ne venni a diretta conoscenza, che sono in presenza di una personcina gradevole, educata, molto raffinata. Abituata al lusso, ahimè. Ahimè, perché sono sensibile all’eleganza: sia chiaro, non a quella ostentata, ma priva di contenuto perché frutto di un arricchimento materiale e punto. Sono sensibile al’eleganza VERA, quella che deriva da profondi convincimenti, radicati, acquisiti da sempre e non in discussione. Le sembianze di quest’uomo, a dire il vero poco slanciato, sono ingannevoli: è un gentiluomo sotto mentite spoglie, che ha la capacità di inchiodarmi qui per ore, senza che io fumi dal naso e dalle orecchie.
Per ora, va così e me ne compiaccio. Ma si sa, una bella cafonata piazzata lì senza troppo clamore, potrebbe farmi cambiare idea all’improvviso. E io lo boccerei senza appello. Lo so, mi conosco, sono una iena, in questo. E i miei occhi non riescono a mentire, anche quando resto muta. Che io sia fulminata all’istante, quando questo accadrà.
Buon lunedì.