Il mio amico M. ha un nuovo amore. Si chiama M. anche lui e suona come un bellissimo esperimento, una esplorazione di sé, attraverso mondi mai raggiunti finora. Mi ha fatto sorridere e gioire, questa sua dolcissima confessione.
Il mio amico M. è troppo in gamba e anche se lui sul mio blog non ci va, io so che mi mancherà. Glielo dico qui, su queste pagine, anche se lui è troppo pigro o troppo “all’antica”o chissà cos’altro e non le legge. Boh.
Qui, nel mio ufficetto nel quartier generale di Mondezzaland, c’è aria di smobilitazione. Mi sembra che tutto quello che era mio fino a qualche giorno fa, ora non lo sia più. Tutto mi sfugge dalle mani. Era il mio regno, il mio territorio, a volte il mio nido. Oggi, a 24 ore di distanza dalla firma di poche righe, con le quali annuncio all’azienda che sto per lasciarla, sento qualcosa che somiglia ad un po’ di vuoto, dentro. E un tarlo piccolo piccolo, mi rosicchia in qualche punto che non riesco ad indovinare. Ma brucia sapere che qualcuno “contava su di me”; abbandonarli è un po’ come tradirli, e fa male.
È assurdo, paradossale e incredibile, ma ogni cosa qui, oggi comincia a mancarmi e immagino che mi mancherà. Sempre di più.
Ho indossato gli orecchini che mi hai regalato tu 2 anni fa, Bambascion. Mi mancherai anche tu, anche se non esiste tra noi la quotidianità, l’abitudine,
Lo so che passa, lo so. Ma da qui al giorno in cui caricherò per l’ultima volta
Adiòs.
There will be a great welcome for me. There will be spaghetti and wine and salami. My mother will spread a great table piled high with the delicacies of my boyhood. It will all be for me. The love of my mother will come over the table, and my brothers and my sister will be happy to see me among them again, for I am to them the big brother who never errs, and they will be a little envious of the welcome that is poured upon me, and how they will laugh at the things I say, and how they will smile when they see me swallow those squirming forkfuls of spaghetti, and shout for more cheese, and roar my pleasure. For they are my people, and I will have returned to them and to the love of my mother.
John Fante - Home, Sweet Home (1932)
Capita che la vita cambi direzione, repentinamente, e con un colpo di coda inaspettato ribalti tutto intorno. Capita che, talvolta, i sogni si avverano. Anche quelli celati infondo al cuore, quelli che sembrano talmente lontani da risultare persino inafferrabili. Ma tant'è. Capita, poi, che ti senti così immensamente felice da temere di rovinare tutto, strillandolo un po' più forte. Allora, ti ritrovi a sussurrarlo, a toccare mille cornetti rossi prima di rivelare la verità anche a te stessa (figuriamoci agli altri...), a prendere tutte le tue scaramantiche contromisure prima di accettare i fatti. E i FATTI adesso sono proprio questi: torno a Roma, torno a casa, faccio le valigie, trasloco, mi muovo, parto, lascio la Romagna. Insomma, questa è la pura e semplice, assoluta verità. No no, non fraintendetemi, in fondo qui, in questa terra dalle mille contraddizioni che mi ha accolto alcuni anni fa, ci lascerò un pezzetto di cuore e tante altre cose...ma come mai mi sento scoppiare le coronarie all'idea che tra un mese circa vedrò di nuovo la Ka parcheggiata sotto casa (a Roma), i miei vestiti stipati nell'armadio (a Roma), tornerò a cena a casa (a Roma), dove probabilmente la luce sarà già accesa al mio rientro,.... e tanto altro ancora??
La notizia è ufficiale, quanto essa stessa è fresca e recentissima: tutti sono stati informati e ora non rimane altro che correre, fino al traguardo, e prepararsi ad un lungo, emozionante addio. Dolcissimo e struggente allo stesso tempo.
Ho aspettato a lungo questo momento e ora che è tra le mie mani scopro di aver paura. E una voglia incontenibile di gridarlo al mondo.
A presto, su questi schermi.