Vi racconto una favoletta: c'era una volta una allegra bambina dagli occhi e dai capelli neri, che viveva felice e spensierata (eh!) con la sua graziosa famigliola (Mum + Pa + Pycolins) in un altrettanto grazioso condominio cittadino.
Al piano terra di suddetto condominio viveva tale Pepp', un signorotto ormai in età da pensione, detto anche Pepp'LaMusica perchè in gioventù insegnava (guardacaso) musica in una scuola.
Il professore in questione (ormai noto come Pepp'LaMusica) non era granchè alto (per usare un eufemismo) e, come lui, l'intera sua famigliola non era granchè dotata di statura, dacchè la sua mogliettina e le sue due figliole, se messe tutte in fila, non avrebbero raggiunto la lunghezza di una famiglia di lombrichi. Inoltre, le povere figliole, non erano dotate neanche di grande bellezza. Poco male, se non fosse stato che le due signorine in questione non erano neanche provviste di particolari doti di simpatia ed intelligenza. Insomma due bruttine stagionate acidelle, che con gli anni avevano rafforzato e consolidato tali virtù. Gioielli, insomma.
Ecco, la bambina di cui sopra (quella dagli occhi e dai capelli neri) un bel giorno, occhi sgranati e voce tremante, chiese alla sua saggia Mum: "ma', ma non è che un giorno divento come... loro???"
La saggia Mum rassicurò la sua figliola, la quale figliola, ormai è cresciuta e malgrado sia dotata di sufficienti riserve di fiducia in sè (e massicce dosi di autoironia, indispensabile) ha ancora un brivido che le corre lungo la schiena, al pensiero delle figlie di Pepp'LaMusica...La domanda è ancora lì, che pende.
Mummy, mummyyyyyyyyyyyyy!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Oggi c'ho la presa a male. [Me pija ammale]
Ho ancora il rotolinocrudosquacquerone&rucola che mi fluttua nello stomaco con la leggerezza di un laterizio e sono triste.
Una ragione reale e tangibile non c'è, però se oggi assumo carboidrati e/o roba "molto poco sana" come il suddetto, vuol dire che tanto tanto a posto non sono. E infatti. Mi vengono in mente (tutte insieme, sennò non vale) domande come:
Non provate a tirarmene fuori.
Piuttosto fornitemi una tonnellata di cioccolata (fusa) nella quale annegare.
Grazie.
Caffè nero bollente - Fiorella Mannoia (1981)
E ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente
in questo nido scaldato già dal sole paziente
ma tu che smetti alle tre, poi torni a casa da me
tu che non senti più niente, mi avveleni la mente!
Un filo azzurro di luce scappa dalle serrande
e cerco invano di inventare qualcosa in mutande
un'automobile passa o una mosca vola bassa
mi ronza, gira, gira, ma sbaglio
Vorrei
e camminare senza orgoglio, darsi a un rubacuori.
Ma io come Giuda so vendermi nuda
la strada conosco, attirarti nel bosco
attirarti nel bosco, attirarti...
Voci di strada all'orecchio, tutto é poco eccitante
in questo inverno colore caffè nero bollente
ammazzo il tempo così ma scapperò via di qui
da questa casa galera che mi fa prigioniera.
Con gli occhi chiusi a mille miglia per conto mio
odio la sveglia che mi sveglia, oh mio Dio!
Ma io come Giuda so vendermi nuda
da sola sul letto mi abbraccio, mi cucco
malinconico digiuno senza nessuno!
Io non ho bisogno di te, io non ho bisogno di te
perché io non ho bisogno delle tue mani, mi basto sola!
E ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente
in questo nido scaldato oramai da un sole paziente
che brucia dentro di me, che é forte come il caffè
un pomeriggio così, oh no, non voglio star qui!
E poi mi fermo per guardarmi un istante
le smagliature della vita sono tante!
Un ballo in cucina e sono ancora bambina
un pranzo da sposa e butterò giù qualcosa
e questa voglia che non passa, mentre dentro bussa...
Io non ho bisogno di te, perché io non ho bisogno di te
Sono quelle che arrivano in un paesino innevato che sembra un presepe, vanno alle terme, stanno a mollo quasi 4 ore, fanno la sauna e il bagno turco, escono fresche e profumate come le rose, riprendono armi e bagagli e invadono una allegra trattoriola abruzzese [mangiando, ridendo e bevendo come camionisti in raduno, n.d.r.].
Sono quelle che, non paghe di tutto ciò, in piena notte spengono candeline, scelgono la musica che più amano, da sempre, dacchè le loro vite si sono incontrate, e come una volta, come 10 anni fa, zompettano allegre senza curarsi degli sguardi allibiti (e sonnacchiosi) dei loro ometti. Il ciclone Fanca.
Sono quelle che si siedono ancora una volta intorno ad un tavolo, con un appetito da lupi, malgrado tutto quello che hanno ingurgitato poche ore prima, e guardano milioni di foto e ridono e parlano e “pianificano”.
Infine, e qui mi sento davvero la capostipite di tutte le Fanca-Vecchiette, preparano un brodino vegetale con tanti ortaggi freschi-freschi, lo sorseggiano davanti a un bel tiggì e acqua minerale (per carità), e poi al cinema… Si addormentano. Vergognoso.
E però, che bello averti qui per una sera, piccola Sacci, commentare notizie, ridere e vivere insieme i momenti di una domenica sera come tante, che normalmente appartengono a me soltanto, andare al cinema come anni fa e lì apprezzare il belloccio di turno (yum!), dormire (russando un po’…ehm) sotto lo stesso piumone, preparare il caffè, provare a svegliarti con le cannonate, salutarti con un bacino sulla porta…J
Buon lunedì, a tutte le Fanca.
People are strange - The Doors (1967)
Faces look ugly when you're alone
Women seem wicked when youre unwanted
Streets are uneven when you're down
When you're strange
Faces come out of the rain
When you're strange
No one remembers your name
Conosco la curva della mia pancia e
Tonda e tesa quando gli angoli della mia bocca sono all’ingiù (o comunque non all’insù).Quando galleggio nel mondo senza brividi, senza propulsione, col motore in folle. Quando ripeto automatismi consolidati e sorrido senza luce.
Invece, lei, la pancia, si fa improvvisamente piatta e a volte addirittura concava quando incrocio occhi che mi fanno sussultare e una nuova passione si manifesta, così all’improvviso, e il cuore fa un salto. Gli angoli della bocca tornano a salire, salire. Immagini brillanti, inedite colorano i pensieri. Gli occhi si riempiono di nuova luce, lo stomaco si fa improvvisamente piccolo piccolo e il passo leggero. Ragazzi, che emozioni, quelle per cui vale davvero la pena vivere e vorresti prolungare all’infinito.
Sono indulgente con la mia pancia. La osservo e la coccolo un po’, perché so che forzarla ad essere diversa da com’è non servirebbe. Lei sa e si ribella.
Chissà perché le domeniche di sole (tiepido, come può essere quello di un giorno qualsiasi di novembre) sono così dolci ed evocative. Perché mi vien voglia di stare qui a scrivere parole, sulla mia pancia e la mia testa e milioni di altre piccole cose, colme di vago intimismo.
Boh.
[Non sottovalutare i Linkin Park, adesso in sottofondo, n.d.r.]
Questa domenica poi profuma di agrumi. Uhm.
E poi ci sono i sogni. Faccio sogni davvero incredibili. (Chi non li fa, d’altra parte). E però io me li ricordo e poi li racconto e poi cerco di capirli e poi attribuisco loro significati, simboli, segni. Me ne lascio influenzare… e le cose, così, possono prendere pieghe diverse e insperate. Supernatural…