e ne trae giovamento).

Marlon: "Hai paura?"
Maria: "No"
Marlon: "Tu hai sempre un po' paura".
Da: Ultimo Tango a Parigi.
Le illusioni:
I frutti non colti talvolta sanno di rimpianto.
Malgrado le corna e la diabolica codina ben in vista, quel frutto era maturo e mostrava di sè il lato più dolce e attraente.
Ma io ho un istinto primordiale e felino e quel frutto io l'ho solo sfiorato, mai raccolto. E adesso è lì. Ne posso sentire l'odore.
Ma cosa sto dicendo? Di cosa vado farneticando? E' di questo che si tratta? Si tratta di guardare le cose col dovuto distacco, e quella vaga sensazione di non vissuto, non sentito, non goduto non è che un dettaglio di poco conto e di scarsissima importanza. Funziona.
Le delusioni:
Quelle che hanno la capacità di tirare giù gli angoli della bocca e di raffreddare ogni positiva pulsione e slancio affettivo, beh, io quelle proprio le odio. C'è sempre qualcuno in grado di dartene. Sempre.
Questione di aspettative? Forse. Questione di standard troppo elevati? Probabile. Presunzione? Molta.
Però, diosanto, io ci metto tutta me stessa e TU, sputi senza ritegno e ripetutamente su qualcosa di così prezioso e bello che mai più ti capiterà nella vita. Ecco.
Anche qui: distacco, distacco, distacco.
Ah, beato cinismo...
Infine:
ho fatto sogni affollati e pieni di gente. Così affollati e colorati da sembrare un romanzo a puntate. Anzi, no. Una fiction. Non si sfugge ai sogni. Sono il contenitore dove vanno a finire le parole e le voci che durante il giorno non si vogliono ascoltare, le immagini che non si vogliono vedere o che corrono troppo in fretta, come velocissimi fotogrammi. Dove vanno a finire i pensieri che da svegli provocano troppo turbamento, troppi piccoli scossoni per poter essere affrontati? Vanno a finire lì, nei sogni. E i miei, talvolta, sono ricchi e colorati come circhi, come feste di paese, come litorali ad agosto. Colorati e rumorosi.
Buon lunedì.
Il mio capo, che tanti nervi mi aveva provocato (vedi post del 18 ottobre), è tornato operativo, con un sorriso a 99 denti e io non ho avuto il coraggio di sbattergli in faccia neanche 1/10 del veleno che avevo in serbo per lui da qualche giorno. Sgrunt. E' che sono BUONA. Una buona, educata ragazza. Scema. 
Ma i nodi vengono al pettine. Eh, sì, signora mia, sempre. Prima o poi tornerò ad alzare il mio ditino al cielo e a chiedere, chiedere, fino a che non mi sarà dato. Tiè.
Mah, che strana giornata, a contare le ore e i minuti che mi separano dalla sera.
Intanto:
Saluto e bacio il mondo intero.
La Stagione dell'Amore - Franco Battiato (1983)
Riflettere e meditare attentamente su ogni singola parola, please...
Buon lunedì.
Non posso lasciar decantare, come spesso faccio, il post fresco fresco di pubblicazione (di ieri) per raccontare qualcosa che mi brucia e mi brucia e la dice lunga sul mondo in cui viviamo. Trattasi di discriminazione.
Italia, Anno 2007.
Team di tecnici (leggasi UOMINI), n.3. Pronti, con le loro belle prenotazioni in mano, a partire per viaggio di lavoro verso terra all'avanguardia in termini di mondezza (leggasi la terra dei Crucchi). Scopo del viaggio: visita a due dei più importanti ed avanzati impianti di termodistruzione esistenti, quanto a tecnologia utilizzata.
Magicamente, uno dei tre tecnici di cui sopra (del quale ometterò che si tratta di un neo-assunto, che forse neanche sa "di che stiamo a parlà", ma forse sto malignando
) deve rinunciare al viaggio.
Allora io, astuta e pronta come una volpe, alzo il mio ditino e dico:" Beh, interessa a me! Posso prendere il suo posto?" (Educatamente, of course, come si confà ad una vera signora. Il viaggio era già stato pagato, ndr).
Dopo che il Gran Consiglio di Mondezzaland (composto da soli UOMINI, inutile dirlo) è stato convocato per intero (Big Boss compreso, per di più a 2000 km di distanza), è stato emesso il verdetto. "Abbiamo deliberato. Tu ci andrai un'altra volta. C'è il sig Tizio che andrà al posto tuo".
Di lì, fulmini e saette.
Nulla di male, se non fosse che:
Il mondo è pieno di maschi. Il mondo è ancora governato dai maschi.
Non volevo, proprio non volevo, ma mi ritrovo come quelle donne in carriera, col coltello tra i denti, pronte, tutti i giorni, a combattere faticosamente contro schiere di uomini che, A PARITA' DI CONDIZIONI, capaci oppure no, in gamba oppure no, vanno avanti e avanti e avanti pur non avendo mosso un solo dito. Ma solo perchè sono venuti al mondo con un "accessorio" in più.
Sono nera.
Non partirò. E spero che quando il mio capo tornerà qui, tutta la rabbia che covo in questo momento non si sia spenta, perchè stavolta proprio non mi va giù. Farò lo sciopero bianco e butterò via i telefoni e farò la faccia più brutta e cattiva che conosco, altro che....
Altrochè.
Suona il telefono, porca paletta...
Dormi - Subsonica (2005)
Dolce è il dolore che porti negli occhi,
quanto il perdersi dentro di te.
Ed il lieve infuriare di rabbia che porti
aggrappata alla fragilità.
Dormi che è meglio pensarci domani
alla muta distanza che scorre tra noi
quando non sei vicino a scaldare i miei sogni,
quando i sogni nemmeno son qui.
.......................
Non immagini quanto sia dolce sfiorare
dai tuoi incerti sorrisi la felicità.
Anche solo per pochi secondi capire
che qualcosa di buono c’è in me.
......................
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così.
Maledetta primavera - Loretta Goggi
Ma quanta banalità.
Sarò la milionesima persona sul web che scrive un post su questa canzone. Ma a me mi ci piace proprio tanto tanto. Ancora di più se cantata a squarciagola, a tutto volume, in macchina, da casa verso il lavoro.
Liberatorio, sì sì. Proprio tanto. Sono arrivata a lavoro con gli occhi (come sempre) pesti di sonno, ma con un bel sorrisone stampato in faccia. 
E ho pensato alle Fancas. Quante volte l'abbiamo cantata e cantata, strillando e ridendo insieme, come bambine. Come delle matte sorelle, un po' fuori di testa. Abbiamo strillato al mondo che ci siamo, che abbiamo un posto quaggiù e che non abbiamo nessuna intenzione di sbiadire sullo sfondo delle cose. Di lasciare una traccia, seppure minima, leggera.
Alle mie Fancas.
Al Presidente, che sta scoprendo il suo lato dolce e affettivo, tenerissimo, a Mikimoto, nonchè Genralissimo, alla sua nuova dimensione con gli occhietti a cuoricino e al suo sempre presente polso di ferro, all'arrampicadora dal cuore tenero e dalla capocciona che fa invidia, Gabri, a Satchel, al suo cuore grande, alla sua vaga distrazione, e alla passione che mette in tutte le cose, a Bucky, al suo cinismo acuto e intelligente, e alle risate di altissimo livello che... solo con lei, a Ka, battagliera e appassionata, occhi blu e sorriso grande.
Non è una sviolinata. E' la verità. Tutto questo lo dedico a voi. Mai banali, mai scontate, mai rassegnate allo schifo che spesso ci circonda, mai uguali. Teste pensanti davvero. Veloci, veloci.
Quello che sono oggi, infine, lo devo un po' anche a voi. E mi piace.
Voglia di stringersi e poi
vino bianco, fiori e vecchie canzoni
e si rideva di noi
che imbroglio era
maledetta primavera.
Che resta di un sogno erotico se
al mattino è diventato un poeta
se a mani vuote di te
non so più fare
come se non fosse amore
se per errore
chiudo gli occhi e penso a te.
Seeeeeeeee
per innamorarmi ancora
torneraaaaaaaai
maledetta primavera
che imbroglio seeeeee
per innamorarmi basta un'ora
che fretta c'era
maledetta primavera
che fretta c'era
se fa male solo a meeeee.....
Creep - Radiohead (1993)
When you were here before
Couldnt look you in the eye
Youre just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
Youre so fuckin special
.....
Quando si ricorre a strumenti potenti come questa canzone, beh, qualcosa sotto c'è. Ci deve essere. E' disperata, dolce e triste come un grido nel vuoto. E io, che non la ascoltavo da tanto tanto tempo, adesso la sento rimbombare dentro di me. La sua è un'eco un po' lontana, però...
Era il periodo del grande buio, quello, e adesso non è che un ricordo. Ma questa canzone me lo ha fatto sentire per un momento, ancora. Non mi tocca più, eppure la sua ombra mi ha attraversato lo sguardo, per qualche frazione di secondo, non di più.
I dont care if it hurts
I want to have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When Im not around
Youre so fuckin special
I wish I was special
But Im a creep, Im a weirdo.
What the hell am I doing here?
I dont belong here...
Sono un guscio di noce, oggi. Una piccola noce ostinata. Chiusa.
...eh, già, dacchè esattamente un anno fa il blog di Clauu faceva la sua prima apparizione nell'etere, un contenitore virtuale di parole, pensieri, deliri e divagazioni in libertà, che si è cibato della mia (e spesso della vostra) necessità di stare al mondo, guardandolo con occhi attenti, con profondità e leggerezza, nei giorni bui e nei giorni di incontenibile euforia. Ha visto l'amore nascere e morire, l'inquietudine divorarmi, la noia innervosirmi, la curiosità stuzzicarmi, la speranza accendermi, l'amicizia consolarmi, il vostro affetto rassicurarmi, le vostre critiche parlarmi, la musica trascinarmi, la musica, la musica, la musica. Le vacanze. I dubbi (e perchè no...i pipponi), il rumore di migliaia di piccoli pensieri nella testa, una miriade di stelle, i silenzi, gli UOMINI, quelli che arrivano e quelli che vanno via, quelli del passato e quelli del presente. Quelli che osservano. Quelli che si leggono tra le righe, quelli che bruciano, quelli che sono così presenti da far sentire il loro odore, la loro presenza anche così. La mamma, il papà, il cibo, i Picolinys, il capo&la sua segretaria scema, la mondezza, le amiche, le velleità artistiche e i talenti nascosti. Il vuoto. I pezzi, i mozzichi, i bocconi di una vita, in definitiva. Le parole.
Ancora adesso mi chiedo: ma... ce ne era davvero bisogno? Se ne sarebbe sentita la mancanza, tutto sommato? Dove finiranno un bel giorno tutte le parole scritte, i pensieri riversati in questo strano contenitore senza fondo? Esiste un cimitero dei blog dove vanno a finire tutti quelli a cui nessuno pensa più, un buco nero, oppure continueranno a vagare nell'infinito spazio virtuale, come meteoriti?
Mah, ci penseremo, questo bloggetto è ancora un cucciolo, ne ha di strada da fare, lui. 
Spegnerò una candelina, ma una sola, per il suo primo compleanno.

Si tratta di:
- una lunga catena di abbandoni, di pagine voltate, di fili spezzati
- giornate grigie, sempre più corte. Malgrado il sole, talvolta.
- ritmi improvvisamente lenti, dopo giri vorticosi, in velocità e vette altissime sfiorate con le dita.
- immagini vivide e brillanti, ma ingannevoli e sfuggenti come ologrammi. Inesistenti, alla fine.
- rubinetti che erogano acqua come fontane e poi rimangono inesorabilmente a secco.
- fiumi di parole e grovigli nella testa.
- notti insonni.
- fastidio, prurito. E inquietudine.
- labbra strette, serrate.
- troppo di tutto…e alla fine niente.
Forse non è colpa dell'autunno, ma è meglio pensarla così.
Il mondo continua a girare vorticosamente e ho le vertigini. E questo aiuta, oh, se aiuta!