LIFE IS not EASY at all

ovvero: il manifesto del fanca-cinismo
martedì, 25 settembre 2007

Back to Black

Pare proprio che l'estate sia passata da un pezzo (anche se poi tanto tanto lontana non è...c'è ancora una zanzara tigre che si aggira minacciosa per casa mia, indi...)

Non parliamo poi della primavera. Non è che un lontano ricordo.

Il calendario mi dice che siamo al 25 settembre e a scuola mi hanno insegnato che il giorno 21 l'estate smette di essere tale e passa la palla all'autunno. Foglie secche, castagne, tisane alla sera, pallore in viso. Il mondo perde un po' dei suoi colori più vivaci e si raccoglie un po' intorno a sè.

Inoltre, signora mia, non esistono più le mezze stagioni e allora, se tanto mi dà tanto, in teoria siamo già in inverno (?!?). Tirerò fuori piumone&piumino. Stivaloni e copertine di pile. [Esaggggerata!]

Perciò.

Si ritorna ad uno sfondo nero, bello lucido e compatto come una pennellata di vernice.

Dice Chandra che c'ho mercurio nel segno e perciò è meglio che io tenga a bada la lingua, se non voglio fare dei danni. E forse ne ho già fatti, ma talvolta le schermaglie telefoniche danno grande soddisfazione e le parole escono dalle labbra affilate come lame. E poi mi stupisco (e mi compiaccio) di aver usato tanta spietata lucidità nel ribadire pochi, semplici concetti. Poca, pochissima diplomazia.

E chissenefrega.

postato da: clauu alle ore 09:53 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: veleno
giovedì, 20 settembre 2007

Del (penoso) stato delle piante sul mio terrazzo

E allora, eccoci qua.

E' con mio sommo rammarico che prendo atto del triste destino del mio piccolo orto botanico indoor. Allora, partiamo dagli antefatti. Flashback (o come dicevano i Fascisti su Marte  "Retrolampo" ): qualcosa come un paio di mesi fa sono stata afferrata dall'impulso della brava giardiniera, pur ricordando con molta chiarezza di avere il pollice nerissimo e di aver mietuto, nel corso degli anni passati,  innumerevoli vittime nel mondo vegetale. Ciò detto, incurante del malefico influsso che il destino mi ha donato, mi sono armata di santa pazienza ed in un colpo solo ho acquistato, non senza una certa soddisfazione:

  • n. 3 piantine grasse
  • n.1 pianta (che non so come si chiama, ma somiglia ad un'ananas)
  • vasi, sottovasi in quantità
  • base per vaso con rotelle
  • n.1 sacco di terriccio
  • ammennicoli vari da giardiniere provetto

Ho inoltre strappato dal giardino dei miei amici baresi un ciuffetto da una piantina grassa che sembrava così carina.... Trapiantata con successo in un vasetto, la suddetta, che chiamerò Clandestina, ha cominciato a produrre fiorellini bianchi in quantità. Che soddisfazione.

Tutte le piantine di cui sopra, disposte diversamente a seconda degli umori della sottoscritta, sono andati a fare compagnia ad una bellissima pianta della specie Lantana (regalo delle Fancas!), tornata rigogliosa e bella dopo un lungo periodo di agonia (e perciò da me denominata Lazzaro, risorta malgrado fosse chiaramente spacciata).

Tutto ciò, mi ha regalato per le settimane a seguire, una certa soddisfazione. In particolare ho goduto dinanzi alla sorpresa che si leggeva negli occhi della mia vicina, ammirata dal mio zelo di giardiniera, la quale normalmente mi umilia, dacchè invece di 4 piantine spennacchiate, sul terrazzo ha la foresta vergine e non una (e dico NON una) pianta malata, o agonizzante.

Beh, mentre io mi sollazzavo allegramente sulle spiagge sarde e tra le montagne molisane, il piccolo orto botanico di cui sopra ha subito un durissimo colpo:

  • Lazzaro è morto di nuovo e dubito che si riprenderà. A me non risulta che la grazia (a quello vero) gli sia stata data due volte (e quando è troppo è troppo)
  • La pianta-ananas si è afflosciata e appare stanca e svogliata
  • Delle tre piantine grasse, due si sono letteralmente ammuffite, lasciando qualcosa di molto simile al compost nel vaso in cui le avevo raggruppate. Sono state estirpate senza pietà.
  • Infine, il ciuffetto grasso (la Clandestina), che tanto mi aveva rallegrato coi suoi piccoli fiori bianchi, è volato giù dal terrazzo. Oltre al danno la beffa. E' volato via e mi tocca sperare che non abbia colpito nessuno.

Sono avvilita. Il pollice nero è tornato.

Posso solo sperare che Lazzaro venga miracolato di nuovo. Sgrunt.

postato da: clauu alle ore 08:57 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: aria di cazzeggio
lunedì, 10 settembre 2007

Sabato pomeriggio, 08.09.07

Ho rotto un pezzo della doccia. Così per distrazione. E adesso è lì che penzola triste. Ho spaccato anche un pezzo dello sportello del freezer. Per lo stesso maldestro modo di toccare gli oggetti che ho. Così distratto e distante. Senza troppa convinzione ho cercato di ripararli. Adesso ho due mezze cose. O meglio due cose mezze rotte. Penso alla faccia della mia padrona di casa. Biondissima, con la sigaretta tra due labbra rosso fuoco che mi rimprovera perché non ho avuto abbastanza cura della sua casa.

Pago l’affitto con puntualità e senza dire nulla. Nessun contatto con questa donna. Faccio clic sul pc e la mia banca on-line fa il resto.

Dimenticavo: anche il citofono è un po’ rotto e sta su con un pezzo di nastro biadesivo che non tolgo mai.

Uff.

Dovrei avere cura. Dovrei avere più cura. Degli oggetti, come sopra, così (prima di spaccarli) troverei il modo di trattarli con dolcezza, anche loro. Ma soprattutto, dovrei avere cura delle persone. Di quelle che mi vogliono bene, tante, e ogni giorno me lo dimostrano, regalandomi un pezzetto di sé. Tante, davvero. Di quelle che considero scontate, per il solo fatto di esistere, ma che invece ci sono, con i loro bisogni, i loro desideri e alle quali dedico così poco pensiero. Così poca attenzione.

 

Samba pa ti.

 

Dovrei avere, infine, cura di me stessa, verso cui sono sempre prodiga di critiche e rimproveri. E a intervalli regolari mi rovescio addosso valanghe di parole durissime e severe, rimettendo tutto in discussione, ribaltando le certezze e le convinzioni, costruite con cura, nel tempo. E tutto il mondo che sembrava rosa diventa improvvisamente blu notte, nero talvolta. Una pennellata di vernice nera. E poi, quando tutto questo si fa insopportabile, mi tratto con indulgenza, sperando di non scivolare mai nell’autocommiserazione; chiudo gli occhi e cerco di dare un senso a tutto e mettere a tacere le vocine dentro.

L’esercizio dell’autocontrollo talvolta è logorante, ma rende le persone “civili”.

 

Questa testa mi sta esplodendo (letteralmente). La riempio di troppe piccole battaglie e lei si vendica. Mi fa un male cane. Questo sabato pomeriggio di settembre è splendido. Insopportabilmente bello, assolato e dolce. E la mia testa sta per esplodere. Mi sembra di buttar via un bel pezzo di vita, qui su questo divano rosso.

 

Uh, Baby I love your way.

 

Infine, devo dire grazie all’uomo dalle lunghe dita e dalle lunghe ciglia. Mi ha dato una lezione di vita e di eleganza che non mi aspettavo. Non da lui. Non adesso. E non così.

 

You consume me, like a burning flame, going through my veins. Anytime, anyplace, you invade my space.

 

 

[n.d.r. citazioni sparse e casuali, tratte da un cd che chiamerei “miscellanea della riflessione profonda e del pathos”]

postato da: clauu alle ore 08:57 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie:
mercoledì, 05 settembre 2007

Basso Profilo

Lo tengo (il basso profilo) affinchè non si pensi che sono una persona dotata di cervello, ma che, anzi, tale organo io l'abbia abbandonato chissà dove, chissà quando, e perciò ho sviluppato un orrido gusto del trash. A proposito di ciò: nientemeno che sulla copertina del mio quotidiano preferito on-line (Leggasi "La Repubblica") ho trovato questo documento di indubbio valore, riguardante nient'altro che la mia eroina Hello Kitty .

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=12342&fromplayer=12342&stream=video&showtab=Copertina

(prego fare clic sul link)

Si diceva, a proposito del basso profilo, che ha i suoi indubbi vantaggi, sul lavoro, come nella vita di tutti i giorni, o nelle relazioni. Non crea false aspettative negli altri, ad esempio, lasciandoti libera di scorrazzare (metaforicamente e non) senza dover dimostrare e confermare in ogni momento di essere figa, tosta, padrona, all'altezza della situazione, professionale, corretta, intelligente, ironica, scaltra, veloce, generosa quando serve, iena quando è richiesto dal ruolo. Insomma, nulla di tutto ciò. Nessun compito ti verrà affidato, nessuna mansione oltre quella minimamente richiesta per percepire uno stipendio dignitoso. Insomma, il basso profilo come punto di minimo energetico, che consente una parassitaria sopravvivenza.

Peccato, e dico, peccato, che io non sia stata programmata per questo e nonostante aneli a diventare un po' più cinica, distaccata, menefreghista, egoista e bastarda, in realtà ci riesco davvero poco e mi lancio a capofitto anche dove non mi è granchè richiesto. La paladina della giustizia e delle cause perse. Il lavoro come arma per la propria soddisfazione, il lavoro ben fatto per il solo gusto di averlo "ben fatto" e non per compiacere qualcuno (ad es. il capo). La correttezza e la trasparenza, anche dolorosa talvolta, per la convinzione che "così dev'essere" e nient'altro. Per sentirsi puliti dentro (e belli fuori???). Per non avere vergogna di se stessi guardandosi allo specchio. Per godere di momenti irripetibili, dicendosi: "sì, l'ho voluto io, l'ho voluto proprio così, ed è esattamente così che doveva andare. Che meraviglia".

Il basso profilo, in definitiva, per chi ci riesce è davvero un gran bell'affare. Fa sì che la barchetta proceda senza scossoni e senza oscillazioni nel proprio piccolo mare. Ma volete mettere il fascino di un bel mare in tempesta??? (eh!)

Si è capita la metafora? No, non la spiego.

Cliccate sul link, va', che è meglio.

postato da: clauu alle ore 08:48 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: veleno, aria di cazzeggio