E forse tu non lo hai capito, ma io non sono un soldato.
Non eseguo, non obbedisco. Scalpito e friggo.
Questo posto è pieno di soldati. Tanti piccoli soldatini: a testa bassa, eseguono gli ordini.
Allineati e coperti sotto lo stesso mono-pensiero, mono-cervello, mono-standard.
Monotono.
E molto, molto pericoloso.
Povera me, nata farfalla, costretta alla gabbia.
Che, voglio dire, non è poi una grande novità per una che succhia e assorbe le atmosfere del mondo e capta i fulmini nel cielo lassù.
Le sopracciglia si inarcano e si fanno strette strette, insieme alle nuvole, cupe come cumuli di ovatta grigia sulla testa. Gli occhi si spengono, le labbra si increspano in un broncio rassegnato.
Stanchezza. Desiderio di riscatto e ribellione soffocata. E perciò dirompente in profondità.
I cicli. Le cose che cambiano, ma in fondo sono sempre uguali a se stesse.
Non siamo impermeabili, nessuno lo è.
E il mio ombrellino contro i fulmini e la grandine che mi piombano addosso, qui dentro, è pieno di buchi, fa acqua da tutte le parti.
Sospetto che dovrò tenermelo, è l’unico che ho. Ma non ripara e non protegge.
Cambiare aria potrebbe essere l’unica, salvifica soluzione.
Prevedibile partenza di pippone, di cui si spera di arginare gli effetti.
Sensazione di copione che si ripete sempre uguale a se stesso.
Paura mista a dolce consapevolezza dei propri sentimenti.
Esigenza di uscire fuori dai soliti schemi, non replicare gli errori del passato, trovare altre vie, altri mezzi, altre parole. Per presevare e proteggere il bellissimo bocciolo del sentimento che sta nascendo.
Brucio brucio brucio e provo a fare capolino nella realtà dopo settimane di apnea, vissuta senza pensare, divorando ogni istante come fosse l'ultimo e col fuoco addosso.
Arriva la risacca, la calma, la pace. E ne ho paura, più ancora della tempesta.
La calma mi allarma, più ancora del disordine.
E se fosse invece...l'equilibrio? Questo sconosciuto, che vado rincorrendo, scapigliata e in corsa, da sempre.
e io non ho aggiornato.

Mi è stata recapitata proprio adesso una valigia piena di terrore e spavento.
Anzi no, forse si tratta di una borsa, anzi, direi piuttosto che somiglia di più ad una pochette o ad un portamonete o che so, ad una scatolina portapillole da borsa. Però c'è. E contiene la dannata, incontenibile quanto immotivata paura che la magia di questo momento improvvisamente finisca, che le illusioni svaniscano, che la bellezza e la poesia di questi giorni si trasformino in incubi notturni e giornate di lacrime senza fine.
I miei 5 minuti di panico sono spaventevoli e durano da circa mezz'ora ormai e l'unico modo che conosco per provare a combatterlo, 'sto maledetto, è scrivere qui, su queste pagine, che pagine non sono. E riversarlo qui dentro prima che mi soffochi alla gola, risalendo dallo stomaco.
"Hai una ragione, un appiglio, un motivo banale, una frase distratta, soltanto sussurrata, che ti fanno pensare che un'eventualità del genere sia in fondo...possibile?"
"No. Ma statistiche sì, ce ne sono eccome. E parlano di improvvisi, repentini, imponderabili, imprevedibili e sorprendenti cambi di rotta, voltafaccia, fughe, sparizioni, bugie, lacrime e in fondo a tutte, la solita rabbia, la solita paura. L'inevitabile chiusura."
Nel mio caso, che sono fatta tutta storta, e non conosco l'equilibrio che abita nelle cose belle, ma scalpito sempre in vista del prossimo e più lontano equilibrio, mi accorgo dell'amore solo quando questo è accompagnato dal senso della perdita.
L'amore (o quanto di più simile ad esso) e la paura di perderlo sono un'unico sentimento. Due elementi ben distinti e però fusi insieme. Un cocktail micidiale, una formula infernale e talvolta distruttiva.
Scrivo qui e così esorcizzo questa diabolica unione e attendo che i miei 5 minuti di panico vadano via, si allontanino, così come sono arrivati. Era una valigia, adesso è un portapillole.
E va via. Puf.
Caffè amaro e bollente. E mi piace.
Questa vita sta cambiando e le cose sono realmente, concretamente, radicalmente nuove e vive.
Pochi fantasmi, tanta tanta vita reale.
E carne e occhi e denti. E mani.
E momenti che rotolano via, pieni e dolci e perfetti come cioccolatini.
Pezzi di un puzzle che si incastrano alla perfezione; ritrovati in fondo ad una scatola impolverata, dopo chissà quanto tempo. Tac.
E viverli si fa semplice e inevitabile come respirare.
Ogni cosa sta tornando al suo stramaledetto posto. Finalmente.
E al suo equilibrio di corpi celesti e stelle.
Da quando parlo di culi, peccati e carboidrati, il numero di visitatori del blogo si è mostruosamente impennato. Esponenzialmente, direi.
Morale: l'uomo medio è fatto di carne e sangue (e pure la donna media). E non di aria fritta. Perciò i culi e le quotidiane bassezze terrene tirano di più di 1000 blogo-pipponi. Seppure di primissima qualità.
Ho detto.
No Rain - Blind Melon (1993)
All I can say is that my life is pretty plain
I like watchin' the puddles gather rain
And all I can do is just pour some tea for two
and speak my point of view
But it's not sane, It's not sane
I just want some one to say to me
I'll always be there when you wake
Ya know I'd like to keep my cheeks dry today
So stay with me and I'll have it made
And I don't understand why I sleep all day
And I start to complain that there's no rain
And all I can do is read a book to stay awake
And it rips my life away, but it's a great escape
escape......escape......escape......
All I can say is that my life is pretty plain
ya don't like my point of view
ya think I'm insane
Its not sane......it's not sane